Bella vez, da oggi 3 novembre il watermark di Claude dovrebbe arrivare anche su quattro modelli più vecchi. Claude è l’assistente IA di Anthropic, un’azienda americana che sviluppa intelligenza artificiale. Il watermark è un marchio invisibile dentro il testo: lo legge una macchina, mentre a occhio non si nota.

La data, però, non è su una pagina ufficiale di Anthropic. Viene da un’email che l’azienda avrebbe mandato ai clienti delle sue API, riportata da MACCUS e Mashable. Le API sono il servizio con cui gli sviluppatori collegano Claude alle loro app. Anche The Decoder ha letto l’email e ne riporta i dettagli tecnici.

I modelli che ricevono il watermark di Claude

Secondo l’email, il marchio si aggiungerebbe a questi modelli:

  • Mythos 5;
  • Opus 4.7;
  • Opus 4.6;
  • Sonnet 4.6.

Nella pagina di supporto di Anthropic, oggi questi quattro modelli hanno solo i Content Credentials (C2PA) sui file, non il marchio nel testo.

I modelli usciti dal 2 agosto 2026 ce l’hanno invece già dal lancio, e secondo l’email lo porta già anche Opus 5.5. Su Amazon Bedrock, il servizio cloud di Amazon che offre anche Claude, potrebbero servire alcuni giorni in più. Per Opus 4.5, Sonnet 4.5 e Haiku 4.5, invece, secondo MACCUS non c’è ancora una data.

Secondo la pagina di supporto di Anthropic, il marchio vale ovunque usi Claude: app, Claude Code e API. Inoltre vale in tutti i Paesi dove Claude è disponibile. Secondo The Decoder, poi, i clienti non lo possono disattivare.

Come funziona il marchio invisibile

Nell’email, riporta The Decoder, Anthropic lo descrive come uno schema invisibile nella scelta delle parole. Secondo MACCUS, che cita il post tecnico di Anthropic di agosto, quando più parole vanno bene la scelta segue una chiave segreta. Non aggiunge caratteri nascosti e non aggiunge token, cioè i pezzetti di testo che il modello elabora.

Secondo Anthropic, il significato e la qualità della risposta restano uguali. Il marchio inoltre non contiene informazioni sull’utente, sulla sua azienda o sulle sue chat.

Perché adesso: l’AI Act europeo

L’AI Act è la legge dell’Unione europea sull’intelligenza artificiale. Dal 2 agosto 2026 chiede di marcare in modo leggibile dalle macchine testi, immagini, audio e video generati dall’IA.

Per i sistemi già sul mercato prima di quella data, però, la scadenza è il 2 dicembre 2026. Lo spiega la Commissione europea. Secondo The Decoder, è proprio la scadenza di dicembre che Anthropic indica come motivo.

Chi può controllare il watermark di Claude

Per ora il rilevamento è in anteprima privata. Possono chiederlo le organizzazioni previste dalla legge europea. Sono autorità di controllo, forze dell’ordine, media, fact-checker, ricercatori indipendenti, enti educativi e gruppi della società civile UE. Possono chiederlo anche le aziende che devono verificarlo per rispettare l’AI Act.

Anthropic dice che allargherà l’accesso e intanto raccoglie le richieste con un modulo, ma non dà date. Quindi oggi chi scrive non ha uno strumento pubblico per controllare i propri testi.

Anthropic elenca anche i limiti: un marchio trovato non basta a dire chi ha scritto il testo. Per esempio Claude potrebbe averlo solo corretto o tradotto. Allo stesso modo, anche un testo senza marchio può venire da un’IA. Succede, per esempio, se è troppo corto o riscritto a fondo.

La scappatoia su Opus 4.6 e Sonnet 4.6

Secondo The Decoder, su questi due modelli il marchio scatta solo se tre impostazioni restano ai valori di default. Si chiamano temperature, top_p e top_k. Sono parametri delle API che regolano quanto è casuale la scelta delle parole.

Sempre secondo The Decoder, se ne cambi anche solo uno il marchio non viene applicato. Nell’email Anthropic avvisa chi usa il watermark per la propria conformità alla legge: quelle impostazioni vanno lasciate ai default. Per Mythos 5 e Opus 4.7 l’email non parla di questa condizione.

Cosa cambia per chi scrive con l’IA

Secondo MACCUS, ormai quasi tutti i testi scritti o tradotti da Claude avranno il marchio. Una correzione leggera, invece, spesso lascia troppo poco da rilevare.

MACCUS ricorda anche un altro obbligo dell’AI Act. Chi pubblica testi IA per informare su temi di interesse pubblico deve dichiararlo. Fa eccezione il testo rivisto da una persona, con un responsabile editoriale.

Sui contenuti IA da riconoscere, qui sul blog trovi la canzone IA che copia Taylor Swift e l’articolo sul badge Verified by Spotify.

La bio da DJ o la descrizione di un mix le fai scrivere a Claude? Racconta nei commenti se questo marchio cambia qualcosa per te.